L’insostenibile plasticità dell’essere
La serie nasce dal dialogo tra la ricerca pittorica di Serena Tozzi e il romanzo L’insostenibile leggerezza dell’essere (1982) di Milan Kundera, rielaborandone i nuclei concettuali in chiave visiva. Al centro si colloca la Barbie, assunta come figura paradigmatica attraverso cui interrogare la costruzione culturale dell’identità. L’artista ne sovverte l’immaginario tradizionale per metterne in luce una condizione costante: la plasticità, intesa come qualità immanente, inevitabile e strutturale.Questa insostenibilità diventa il motore della ricerca pittorica, articolata in tre momenti – Quotidianità plastica, Amore plastico e Rinascita – che esplorano le tensioni tra superficialità e profondità, tra leggerezza e responsabilità. La riflessione si estende ai rapporti contemporanei, sospesi tra idealizzazione e disillusione, e alla dimensione esistenziale dell’essere umano, fragile e mutevole. La Barbie emerge così non solo come oggetto ludico, ma come dispositivo culturale e contenitore di aspettative collettive: una sorta di “mistica della femminilità” (Betty Friedan, 1963) tradotta in giocattolo. Indagarne la plasticità equivale allora a interrogare la natura del tempo e dell’identità nel presente. In questa prospettiva, Tozzi accosta speranza e disincanto, autenticità e costruzione, in una pittura profondamente moderna, al contempo pop e surrealista, che richiamacostantemente la lezione di René Magritte, tesa a rendere visibile ciò che senza l’arte pittorica resterebbe invisibile.












